L’inquinamento da arsenico delle acque potabili: dove siamo e dove stiamo andando

L’inquinamento da arsenico delle acque potabili: dove siamo e dove stiamo andando

L’arsenico è un semimetallo estremamente tossico, molto diffuso in natura in forme organiche ed inorganiche, utilizzato in modo massiccio in parecchi procedimenti industriali.

Il problema dell’inquinamento da arsenico delle acque potabili riguarda anche l’Italia e risulta di difficile soluzione. Questo elemento chimico può contaminare le falde acquifere non solo per mano dello sversamento incontrollato nell’ambiente da parte dell’uomo ma anche attraverso pozzi e giacimenti naturali.

Secondo gli attuali parametri europei, l’acqua è considerata potabile quando i livelli di arsenico restano inferiori ai 10 microgrammi per litro: livelli superiori di contaminazione da arsenico pongono problemi di cancerogenicità e altri seri rischi per la salute dell’uomo.

L’Unione Europea, tuttavia, ha spesso concesso una deroga per l’uso alimentare dell’acqua ai tanti comuni italiani nei quali i valori di arsenico si mantenevano tra i 10 e i 20 microgrammi per litro, obbligandoli ad informare la popolazione dei rischi legati al consumo dell’acqua potabile derogata.

Il 28 ottobre del 2010 l’Unione Europea ha vietato l’uso alimentare dell’acqua nei 128 comuni italiani con valori di arsenico superiori a 20 microgrammi per litro. Novantuno di questi comuni appartengono alla Regione Lazio.

Una ricerca di un gruppo di studio dell’Università dell’Oregon guidata dal geologo Qusheng Jin – pubblicata da Nature Geoscience lo scorso 9 marzo 2015 – apre nuove prospettive per il controllo della presenza di arsenico nelle acque.

Gli studiosi americani hanno osservato in laboratorio come l’azione dei microbi – finora ritenuta irrilevante – giochi un ruolo fondamentale nelle trasformazioni dell’arsenico anche nelle falde acquifere.

Interessante, in particolare, come l’attività dei batteri presenti nelle falde acquifere possa trasformare le tossiche forme inorganiche di arsenico in forme organiche, più facili da monitorare e molto meno pericolose.

Constatato che l’etanolo velocizza l’azione di tali batteri e, di conseguenza, la trasformazione dell’arsenico, le osservazioni dei ricercatori dell’Oregon possono rappresentare senza dubbio una base importante per sviluppare nuove tecniche di tutela delle acque potabili e di trattamento di quelle inquinate dall’arsenico.

Fonti e approfondimenti:
[Foto di copertina | Pixabay | Licenza CC0]

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