Tutti sappiamo che la rivoluzione digitale iniziata da Napster nel 1999 ha comportato una forte crisi dell’industria musicale e di quella cinematografica e che streaming e download hanno, di fatto, mandato in pensione i principali oggetti del desiderio dei giovani degli anni novanta e duemila, cd e dvd.
Poche, invece, le riflessioni sulle conseguenze ambientali della dismissione di miliardi di esemplari di compact disc: la maggior parte dei dischi dorati venduti negli ultimi trentacinque anni diverranno rifiuti ed invaderanno le discariche di tutto il mondo? Probabile.
Ma forse i cd, dopo averci regalato tante emozioni (ed aver scacciato più di qualche piccione dai nostri balconi), hanno ancora molto di buono da offrire a questa – fin troppo – veloce e tecnologica umanità: ad esempio frenare il rilascio di anidride carbonica, uno dei principali gas-serra.
E’ molto più di un’ipotesi quella lanciata dall’ACS (American Chemical Society) lo scorso 8 aprile: una squadra guidata dal chimico Mietek Jaroniec, infatti, ha trasformato frammenti di compact disc in due tipi di carbone attivo dall’elevata superficie e porosità.
Le caratteristiche di questi carboni attivi – è scritto nella pubblicazione – permettono loro di assorbire anidride carbonica e benzene, separare composti organici volatili, catturare idrogeno ed immagazzinarlo.
I compact disc e i dvd in pensione saranno chiamati a nuovi ed alti compiti, con buona pace di chi li avrebbe voluti in discarica? Sarebbe un’ottima (e romantica) soluzione per l’ambiente. Staremo a vedere.
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