Amianto, a che punto siamo?

Amianto, a che punto siamo?

Il prossimo 28 aprile si celebrerà la Giornata Mondiale per le Vittime dell’Amianto.

Istituita nell’ambito del forum mondiale sull’amianto di Porto Alegre del 2005, la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto è una ricorrenza (purtroppo) necessaria per richiamare l’attenzione pubblica sull’informazione e le tutele troppo spesso assenti, le mancate bonifiche e i terribili pericoli per la salute derivanti dall’impiego di questo materiale.

L’amianto nel mondo

Attualmente sono solo 55 i Paesi al mondo che hanno vietato completamente l’utilizzo dell’amianto: Algeria, Repubblica Ceca, Islanda, Malta, Serbia, Argentina, Danimarca, Irlanda, Mozambico, Seychelles, Australia, Egitto, Israele, Olanda, Slovacchia, Austria, Estonia, Italia, Nuova Caledonia, Slovenia, Bahrein, Finlandia, Giappone, Norvegia, Sudafrica, Belgio, Francia, Giordania, Oman, Spagna, Brunei, Gabon, Corea del Sud, Polonia, Svezia, Bulgaria, Germania, Kuwait, Portogallo, Svizzera, Cile, Grecia, Lettonia, Qatar, Turchia, Croazia, Honduras, Lituania, Romania, Regno Unito, Cipro, Ungheria, Lussemburgo, Arabia Saudita, Uruguay.

I principali produttori al mondo nel 2014 sono stati la Russia (1.050.000 tonnellate), la Cina (400.000 tonnellate), il Brasile (291.000 tonnellate) e il Kazakistan (240.000 tonnellate).

Non sorprendano le enormi quantità d’amianto prodotte dal Paese di Putin: in Russia esiste addirittura una cittadina chiamata Asbest.

In Quebec ne esiste un’altra chiamata Asbestos: dopo aver esportato nei Paesi in Via di Sviluppo la quasi totalità del suo amianto, le miniere del Canada sono ferme dal 2011 (fino ad allora lo Stato nordamericano era stato il quinto produttore mondiale).

In Brasile, invece, l’amianto viene prodotto e largamente consumato dalla sua popolazione: proprio nel Paese in cui fu istituita la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto, l’Eternit è considerato un simbolo di progresso che “non fa male […] ed è diverso da quello italiano”.

L’amianto in Europa

Nell’Unione Europea l’amianto è stato messo al bando da una direttiva del 1999. Eppure sono ancora milioni i manufatti in amianto sparsi nel Vecchio Continente, tanto che il Parlamento Europeo ha chiesto nel 2013 una strategia continentale di bonifica dell’amianto (sollecitata da un gruppo di europarlamentari italiani nel 2014).

L’obiettivo è un’Europa ad amianto zero entro il 2028. Obiettivo che, dati alla mano, sembra piuttosto difficile da raggiungere: si calcola, ad esempio, che – mantenendo gli attuali ritmi di bonifica – solo in Italia saranno necessari 85 anni per bonificare le oltre 32 milioni di tonnellate d’amianto presenti.

Cifre che non devono abbatterci perché abbiamo una sola possibilità per sconfiggere l’amianto: non restarcene con le mani in mano.

L'utilizzo di amianto nel mondo
[Foto di copertina | Pixabay | Licenza CC0]

Commenti

1 Commento

David8

Quindi è molto probabile che il settore immobiliare costruito prima del 1999 possono contenere amianto? Voglio stare attento prima di comprare una vecchia casa.

Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.