Un approccio sperimentale al trattamento delle acque reflue

Un approccio sperimentale al trattamento delle acque reflue

Una squadra di ricercatori del Virginia Tech ha messo a punto un nuovo metodo per recuperare ammoniaca dalle acque di scarico utilizzando batteri: la notizia è stata pubblicata due giorni fa dal sito dell’istituto universitario e politecnico americano.

Se nelle acque reflue l’ammoniaca è considerata un agente inquinante, nell’agricoltura la domanda di fertilizzanti a base d’ammoniaca è talmente alta che i procedimenti utilizzati per produrre ammoniaca da azoto impiegano l’1% dell’elettricità mondiale.

Il procedimento, inventato da un dottorando di origini cinesi combinando tecnologie già esistenti, non prevede solamente il recupero di ammoniaca ma anche il trattamento delle acque di scarico e la produzione di energia elettrica.

“La quantità di ammoniaca nelle acque reflue non è sufficiente ad eliminare la necessità di sintesi di questo composto dall’azoto”, è scritto nel sito del Virginia Tech, “tuttavia il lavoro di Qin ed He [i due ricercatori, ndt], parzialmente supportato dall’Institute for Critical Technology and Applied Science, può essere parte di un approccio differente all’efficienza energetica del procedimento per ottenere quel nutriente essenziale – proteggendo, al contempo, i bacini idrici e producendo anche energia elettrica. I costi dell’energia elettrica aumenteranno ed utilizzare l’elettricità per la produzione di fertilizzanti dall’azoto diverrà sempre meno pratico: generare energia da fonti finora non sfruttate – come le acque di scarico – diventerà sempre più importante”.

Sebbene il metodo paia funzionare bene in laboratorio, per verificare l’efficienza del progetto la sperimentazione dovrà ora proseguire in sistemi su larga scala: verosimilmente ci vorrà ancora del tempo perché un modello spendibile a livello industriale veda la luce.

PER APPROFONDIRE:
[Foto di copertina | Pixabay | Licenza CC0]

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